2^ edizione dello “Stefanino d’oro”. Il 26 dicembre
in duomo il Vescovo Simoni proclama le aziende vincitrici

Lo scorso anno furono tre aziende tessili e una alimentare. Quattro imprese  – la Rifinizione Santo Stefano, il Lanificio Luigi Ricceri, la G.T. 2000 e la Gastronomia Toscana – che si sono fregiate del primo premio Santo Stefano, un riconoscimento dedicato al patrono della città e consegnato a coloro che sono capaci di operare in modo etico, nel rispetto delle regole del mercato e della concorrenza ma soprattutto che creano lavoro.

Il premio, detto anche «Stefanino d’oro»

L’idea, lanciata un anno fa da Giovanni Masi, il noto «cenciaiolo di Vergaio», venne raccolta subito dal Vescovo Gastone Simoni che decise di estenderla alle istituzioni cittadine. Diocesi, Comune, Provincia, Camera di Commercio e Fondazione Cassa di Risparmio di Prato si sono fatti promotori del premio, chiamato amichevolmente «Stefanino d’oro», alla stregua del famoso «Ambrogino» milanese.
Negli ultimi mesi la commissione, composta da mons. Simoni, dal vice sindaco Goffredo Borchi, dalla vice presidente della Provincia Ambra Giorgi, da Giovanni Nenciarini della Camera di Commercio e da Claudio Caponi, delegato della Fondazione, hanno vagliato le numerose proposte di premiazione arrivate sul loro tavolo. Alla fine i promotori hanno deciso, per questa edizione 2011, di aumentare il numero delle assegnazioni, che molto probabilmente saranno sei.
«Aumentare il numero dei premiati – dicono dal comitato organizzatore – significa riconoscere che la città sta reagendo a questa forte crisi. Che in città ci sono ancora, e sono tante, aziende capaci di guardare con ottimismo al futuro». Per adesso nessuna indiscrezione sui nomi, che saranno annunciati dal Vescovo nel corso del solenne pontificale del 26 dicembre, memoria di Santo Stefano, in cattedrale. Sappiamo solo, perché è una volontà espressa nello statuto del premio, che anche in questa seconda edizione ci saranno imprese non afferenti alla produzione tessile. «Perché la nostra è una città che va oltre il tessile – aggiungono gli organizzatori -, con questo premio vogliamo promuovere le eccellenze, coloro che da anni o di recente stanno percorrendo strade diverse da quelle del distretto».

Gabriella Furlani ha realizzato i premi, vere e proprie opere d’arte

La novità di questa secondo edizione però sta nel premio, realizzato dall’artista Gabriella Furlani. Si tratta di una scultura in bronzo a forma di palma – simbolo del martirio – a due facce. Da una parte è scolpita l’immagine di Santo Stefano, secondo i classici stili robbiani e giotteschi, e dall’altra si vede la città, raffigurata nelle sue caratteristiche principali, ovvero con il Duomo, le fabbriche, ma anche con simboli religiosi come la Cintola e alcuni dedicati al mondo del lavoro. La base sarà un sasso del Bisenzio, un elemento che naturalmente riporta al martirio subito da Stefano, che fu lapidato. L’opera, che Toscana Oggi vi presenta in anteprima nel suo calco in gesso, è in fonderia e sarà pronta a breve. «Sono tutti pezzi unici – dice Gabriella Furlani – perché dopo la fusione in bronzo applicherò su ogni opera delle foglie d’oro zecchino che le renderanno particolari».
Nata in Venezuela, la Furlani vive a Prato dagli anni ’50, e per la diocesi ha realizzato molte e apprezzate opere di arte sacra. Suoi sono gli interventi nel complesso monastico di San Vincenzo, l’altare nel coro seicentesco e il telo del crocifisso miracoloso di Santa Caterina de Ricci, così come l’altare e il ciborio nella chiesa di Capezzana. Forse la sua opera più nota è il fonte battesimale nella pieve di Concesio nel bresciano, paese natale di Paolo VI.
La consegna degli «Stefanini» avverrà a febbraio, in data e luogo ancora da definire. Lo scorso anno alla premiazione partecipò anche l’allora ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta.

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