«Non ero debitore, ma creditore». In un libro il dramma dell’usura bancaria scritto da un imprenditore pratese

È un racconto sofferto ma soprattutto è un coraggioso atto di denuncia quello scritto da un imprenditore di Prato che ha deciso di mettere nero su bianco la sua disavventura con le banche. Perché di questo parla «La trappola», libro d’esordio del titolare di un negozio di mobili che avrebbe voluto dare alle stampe un romanzo di fantasia e invece si è ritrovato a scrivere di getto la vera storia della sua lotta contro l’usura bancaria.

Paolo Bartoloni, 62 anni, è un uomo distinto e pacato, ha alle spalle studi di architettura ed è un arredatore. Negli anni Novanta decide di trasferire e ingrandire il suo negozio, Arredamenti Bartoloni in viale Galilei. Si tratta di una operazione che richiede un certo investimento e per questo l’uomo apre un fido in banca (omettiamo il nome ma si tratta di un grande istituto nazionale attivo ancora oggi sul mercato NdR). I primi tempi tutto scorre senza problemi ma poi nel 2008, anno della grande crisi globale, anche il settore dell’arredamento passa un brutto momento. L’equilibrio finanziario dell’imprenditore si regge sul fatto che ha dei risparmi personali e un’azienda che sfrutta il fido senza mai eccedere. Poi, siamo nel febbraio 2008, il direttore della filiale gli propone di acquistare azioni Morgan Stanley e Merrill Lynch, due nomi divenuti tristemente noti perché in quegli anni hanno fatto fallire investitori in tutto il mondo. Bartoloni accetta e smuove diverse decine di migliaia di euro dal proprio conto personale ma perde quasi tutto. Così l’esposizione nei confronti della banca aumenta e il fido dell’azienda diminuisce sempre di più fino a che un giorno, senza preavviso, arriva una raccomandata che in modo freddo e laconico annuncia la revoca del credito e la restituzione in tempi strettissimi di 130mila euro. «Mi crollò il mondo addosso e già intravedevo la fine della mia attività», confida l’uomo. Una sera mentre è in auto ascolta alla radio una trasmissione che parla di usura bancaria. Si accende una lampadina: e se anche io ne fossi vittima? La questione passa a un avvocato e a un commercialista, si analizzano contratti e estratti conti, fino a quando non emerge la triste verità: i tassi applicati sono fuorilegge. Per far valere le proprie ragioni si sceglie la via della conciliazione, la banca ammette di aver agito fuori delle regole e accetta la compensazione tra quanto deve restituire al cliente e quanto richiede per chiudere il fido. Ma non finisce qui perché a questo punto Bartoloni si insospettisce e fa una verifica anche su un altro fido aperto con una banca diversa e fa analizzare anche il contratto di mutuo per l’acquisto della prima casa. Risultato? Anche in questi due casi si profilano gli estremi dell’anatocismo e dell’usura bancaria. Queste due situazioni sono in attesa di definizione.

L’imprenditore è ancora in un limbo ma per fortuna sta respirando, l’azienda viaggia e riesce ad andare avanti. Leggendo il suo libro – edizioni Porto Seguro e firmato con lo pseudonimo di P.a.m. Balestri – la domanda a questo punto diventa inevitabile per tutti: siamo debitori o creditori nei confronti delle banche?

 

Domenica la presentazione del libro

Il libro «La trappola. Una storia vera», scritto da Paolo Bartoloni con lo pseudonimo di P.A.M. Balestri viene presentato questa domenica, 19 gennaio, alle ore 17, nei locali di Arredamenti Bartoloni, in viale Galilei, 200. Interviene l’autore. Nell’occasione viene presentata anche una mostra di pittura allestita negli spazi del negozio.

 

Giacomo Cocchi

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