Dopo 76 anni rientrano a Carmignano le spoglie dell’artigliere Bruno Corsi FOTO

Grazie al Ministero della Difesa sono arrivati in Toscana, dalla Germania, i resti dell’artigliere Bruno Corsi, uno di quei soldati che, dopo l’8 settembre 1943, dissero no al nazi-fascismo, alla limitazione della libertà, alle scelte obbligate pur sapendo che avrebbero pagato a caro prezzo tale decisione. Bruno Corsi diventò nel 1943 un IMI, un internato militare italiano.
Oggi, mercoledì 21 ottobre, alle ore 15, verrà celebrata una messa nella chiesa di San Michele Arcangelo a Carmignano, poi i resti di Bruno Corsi avranno una sepoltura perpetua nel cimitero di Seano, accanto ad un altro soldato. A Seano abitano la nipote Franca Ballerini e la pronipote Maria Serena Quercioli.

Una curiosità: Bruno Corsi era un soldato musicista e di lui è rimasto un oggetto, custodito dalla nipote e ancora avvolto in una borsa di panno nero, il suo mandolino (nella foto a lato).
Bruno Corsi era nato a Campi Bisenzio il 10 dicembre 1912, secondo figlio di Raffaella Giardi e Antonio Corsi.  Bruno dopo aver intrapreso la carriera militare si era trasferito a Firenze, in via Aretina 133. Il foglio matricola (custodito all’Archivio di Stato di Firenze) è una sorta di “fotografia” di Bruno. La chiamata alle armi fu il 9 marzo 1935 e il giorno dopo era nel 5° reggimento Artiglieri contraerei a Palmanova. Il 24 giugno 1935 fu inviato in licenza di convalescenza per 20 giorni su proposta del Dirigente di servizio sanitario reggimentale per contusione al ginocchio destro. Il 16 settembre 1935 ci fu una nuova chiamata alle armi per mobilitazione e raggiunse il 3° Reggimento artiglieria contraerea. Partì per la Libia e si imbarcò a Napoli il 14 aprile 1936 col 2° Reggimento Artiglieria coloniale. Sbarcò a Tobruk il 18 aprile 1936 e cessò di essere mobilitato dal 1° agosto 1936. Bruno Corsi fu mandato nuovamente in congedo illimitato per mobilitazione in data 12 gennaio 1937 dal Comando artiglieria libica. Il 21 gennaio 1937 si imbarcò a Bengasi e sbarcò il 23 gennaio a Siracusa. Il foglio matricolare si chiude il 7 ottobre 1937. Poi, in tempi successivi, ci sarebbe stata quella partenza verso il fronte croato dal quale non sarebbe più tornato.

Perché i militari italiani furono internati? Rastrellamenti e deportazioni avvennero nei giorni immediatamente successivi alla proclamazione dell’armistizio dell’Italia, l’8 settembre 1943. Dopo il disarmo, soldati e ufficiali vennero posti davanti alla scelta di continuare a combattere nelle file dell’esercito tedesco o, in caso contrario, essere inviati in campi di detenzione in Germania. Solo il 10% accettò l’arruolamento. Gli altri vennero considerati prigionieri di guerra. In seguito, cambiarono status divenendo “internati militari” (per non riconoscere loro le garanzie delle Convenzioni di Ginevra) e infine, dall’autunno del 1944 alla fine della guerra, lavoratori civili, in modo da essere utilizzati come manodopera coatta senza godere delle tutele della Croce Rossa loro spettanti. Circa 700.000 internati militari italiani popolarono i campi di concentramento e di lavoro nazisti.

Bruno era un soldato del 3° Reggimento di Artiglieria Contraerea e fu fatto prigioniero dai tedeschi sul fronte croato il 12 settembre 1943 ed internato prima a Sarajevo (campo di transito) e poi in Germania nello Stalag XI B di Fallingbostel (Bassa Sassonia). Gli fu dato il numero di matricola di prigionia 164481 e poi assegnato al comando di lavoro n° 6072 di Braunschweig e le condizioni di vita in quel campo furono dure. Il 17 settembre 1944 morì a causa di un attacco aereo e venne sepolto nel cimitero di Braunschweig. Alla famiglia, in realtà, nella lettera che comunicava il decesso c’era scritto che era deceduto nell’ospedale della Scuola di Agrimensura. Nella seconda metà degli anni Cinquanta le sue spoglie vennero esumate su ordine del Commissariato Generale per le Onoranze ai Caduti in Guerra (Ministero della Difesa) e traslate nel cimitero militare d’onore di Amburgo. La comunicazione del decesso arrivò in via Aretina a Sergio Belli, forse proprietario di casa o forse un parente, come documentato dall’archivio di Stato di Bolzano e dalla comunicazione della Croce Rossa dell’11 dicembre 1947. Da allora le poche notizie sono state rintracciate con le ricerche negli archivi cartacei. La pronipote, la giornalista de La Nazione Maria Serena Quercioli aveva iniziato le ricerche circa 25 anni fa ma senza successo. Grazie a internet il 5 febbraio 2020 con il sito www.dimenticatidistato.com e il lavoro del ricercatore Roberto Zamboni ha individuato il luogo di sepoltura del soldato: nel cimitero militare italiano d’onore di Amburgo. Il Ministero della Difesa dopo le verifiche del caso ha dato l’autorizzazione al rientro delle spoglie: la lapide con scritto “Artigliere Corsi Bruno” resterà nel cimitero militare con la targhetta “traslato in patria”. Questa ritorno in Italia è la chiusura di un cerchio, l’opportunità di far conoscere la storia di un soldato semplice, una storia sicuramente simile a quella di migliaia di Imi.

Alla cerimonia di oggi interverranno oltre ai rappresentanti dell’Istituto Geografico Militare, Ente dell’Esercito Italiano, i carabinieri, le associazioni nazionali Artiglieri d’Italia sezioni di Firenze, Prato e Poggio a Caiano, l’associazione combattenti e reduci, gli Alpini, le autorità civili e militari dei Comuni di Carmignano e limitrofi, della Città Metropolitana di Firenze. Durante la cerimonia suonerà l’arpa celtica la musicista Anna Maria Di Vito.

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