Prato verso il -19% di export nel 2020. La ripresa ai livelli ante-Covid solo nel 2023, a rischio il 7% di occupati nell’industria

Senza il blocco dei licenziamenti, la Toscana rischia di perdere oltre 90mila posti di lavoro a fine anno, mentre un nuovo lockdown costerebbe alla regione 2,4 punti di Pil, con valore inferiore di 15 punti percentuali rispetto al 2008. E’ la stima che emerge dal terzo focus Ires 2020, presentato nella sede di Cgil Toscana, a Firenze. Dalle simulazioni, l’area della Toscana centrale risulta essere quella maggiormente colpita con un -11,5% di Pil, seguita dalla Costa con un -11,1% e dalla parte meridionale della regione con un -10,9%. Prato, risente del fatto di essere l’area toscana a maggiore specializzazione manifatturiera (il settore più globalizzato e colpito dalla crisi), ed in comparti più esposti. Ha dunque visto esplodere la cassa integrazione (+4820% nel primo semestre 2020, contro una media regionale di +682%). L’export pratese è stato solo parzialmente colpito dalla crisi nel primo trimestre (-4% rispetto al -2% regionale), ma per l’intero 2020 la previsione è di un calo molto maggiore, – 19,3% (poco più di 2 miliardi di euro di export da Prato, rispetto ai 2,5 miliardi dello scorso anno).

Il mercato del lavoro, anche a Prato, ha subito risentito una riduzione del numero degli avviamenti (-24% in generale, e -30% per il lavoro a tempo indeterminato, valore, questo, doppio della media regionale).
Pur non disponendo di disaggregazioni provinciali per quanto riguarda il numero degli avviati italiani e stranieri, Cgil Toscana fa notare come nell’industria toscana le assunzioni a tempo indeterminato di stranieri (che tradizionalmente sono composte in maggioranza da cinesi di Prato) sono precipitate del 37% già all’inizio del 2020.
Negative anche le previsioni 2020 su valore aggiunto (-12% a Prato e -17% per l’industria pratese); peggiori della media regionale anche la dinamica delle ULA (ossia dei posti di lavoro equivalenti a tempo pieno), che a Prato fa registrare un -10,6% e dell’occupazione tout court (-2,5%).

Anche per gli anni a venire (orizzonte 2023) il recupero di dinamica dell’export (+3% 2019-2023) e dei consumi delle famiglie (+3%) non dovrebbe, fino a quell’anno, comportare un recupero sufficiente su valore aggiunto (-5%, sia in generale che nel manifatturiero e nei servizi), domanda di lavoro (ULA -6%, -7% nell’industria), occupazione (-3,6%).
Nello studio Ires, c’è anche un capitolo dedicato all’accesso al credito agevolato dal Fondo di garanzia per le PMI normato dal Decreto rilancio. I dati, aggiornati al 20 luglio scorso, parlano di 5.711 operazioni andate a buon fine a Prato, per oltre 465 milioni di euro complessivi (81.464 euro l’importo finanziato medio). Si tratta di uno stock creditizio aggiuntivo a favore delle imprese del 12,9% (rispetto ai volumi dei finanziamenti al 30 aprile 2020).

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