10 Dicembre 2021

Scarichi idrici “congelati”, l’ira di Progetto Acqua: “La Regione Toscana risolva il caso o protesteremo platealmente”

Lo stop agli incrementi degli scarichi idrici taglia le gambe alla ripresa del distretto tessile. Duro intervento del Consorzio che riunisce 210 tintorie e rifinizioni


Una situazione paradossale, quasi incredibile: il tessile del distretto pratese, colpito dalla pandemia al punto di fare di Prato la città economicamente più in difficoltà della Toscana, prova a rialzare la testa ma non può farlo fino in fondo a causa dello stop agli incrementi degli scarichi idrici. Tintorie e rifinizioni (e tutte le altre aziende utilizzatrici di acqua, anche di altri settori) si sono viste imporre limitazioni ai propri scarichi nella rete fognaria: chi disponeva già di autorizzazioni in tal senso non può incrementare le quantità, né è possibile avviare nuove attività con scarico diretto in fognatura.

La vicenda prende le mosse dall’inizio di quest’anno, quando Arpat ha formalizzato alcune puntualizzazioni e sottolineature alle normative in essere circa la qualità delle acque che vengono scolmate dalle fogne in caso di sovraccarico di queste ultime, ad esempio a causa di piogge particolarmente copiose. Temendo di non poter rispondere adeguatamente alle precisazioni di Arpat, Publiacqua – soggetto gestore della rete fognaria – ha chiesto alla Regione Toscana di non concedere più alle imprese di scaricare in fognatura. Dopo un momento di autentico panico – se tintorie e rifinizioni non potessero più scaricare in fognatura dovrebbero cessare l’attività, e con esse la quasi totalità del tessile pratese, con gli effetti anche occupazionali intuibili – la soluzione transitoria individuata fu di congelare la situazione: gli scarichi continuano ma senza alcun incremento né da parte di aziende che richiedano autorizzazioni ex novo, né da parte di aziende già autorizzate che, in questo momento di faticosa ripresa post-covid, abbiano necessità di incrementare i volumi.

A questa situazione – aggiungono gli industriali – si sono sommate dinamiche conflittuali fra gli stessi soggetti interessati (Arpat e Regione Toscana da un lato, Publiacqua e Autorità Idrica Toscana dall’altro) che hanno condotto a un ricorso al Tar la cui udienza si terrà l’11 gennaio.

“Alla base di tutto vi è la condizione della rete fognaria pratese, per la quale da decenni investimenti pubblici consistenti non si vedono. – osserva Ivo Vignali (nella foto sopra), presidente del Consorzio Progetto Acqua che riunisce 210 imprese idroesigenti dell’area pratese, per lo più tintorie e rifinizioni – L’inerzia dei soggetti pubblici non è certo responsabilità delle aziende, che anzi negli anni hanno promosso accordi di programma in cui, mettendoci del loro, spingevano per potenziare il sistema fognario; poi, visto che non si concretizzava niente, abbiamo addirittura deciso – caso unico in Italia – di costruirci da soli una fognatura industriale che sgravi la rete cittadina della maggior parte degli scarichi delle aziende. La scorsa estate abbiamo inaugurato il primo lotto, la cui messa in opera comporta un alleggerimento del 30% dei volumi degli scarichi industriali immessi in fognatura pubblica: già questo dovrebbe costituire, riguardo all’impatto ambientale, un elemento di forte rassicurazione rispetto agli irrigidimenti di Arpat, ai timori di Publiacqua e alla stasi della Regione. Di più: abbiamo fornito ogni rassicurazione circa il proseguimento dei lavori, pur con i rallentamenti dovuti anche alla pandemia; abbiamo dato disponibilità a intervenire prioritariamente su parti del reticolo fognario che vengano ritenute particolarmente critiche; ci siamo dichiarati pronti a rivedere parametri e limiti nell’ambito di Gida, la società pubblico-privata di gestione della depurazione delle acque e quindi il punto di approdo degli scarichi. Ma finora niente è servito a sbloccare la situazione. Abbiamo davanti ancora un altro mese, cruciale per l’economia pratese, per arrivare all’udienza del Tar dell’11 gennaio: impensabile rimanere in questa condizione, costretti, in molti di noi, a viaggiare col freno tirato perché non si può chiedere l’autorizzazione a scaricare un solo metro cubo in più di quanto precedentemente concesso. Alla Regione Toscana chiediamo un atto di responsabilità per sanare questa situazione. La Regione è il soggetto competente in materia ambientale, Arpat è sua agenzia, Publiacqua è suo concessionario: servirebbe che fra loro ci fosse più collaborazione, piuttosto che la guerra nel tribunale amministrativo. Basterebbero buona volontà e buonsenso. In assenza di segnali positivi sugli scarichi, il presidente Giani rischia di trovarci prima di Natale a protestare sotto le finestre dei suoi uffici. Non siamo certo soliti assumere iniziative del genere ma, nel pieno rispetto delle regole sanitarie e di ordine pubblico, se vi saremo costretti lo faremo.”

Dalla parte del Consorzio Progetto Acqua anche Confindustria Toscana Nord, il cui presidente Daniele Matteini (nella foto sopra) dichiara: “Ai colleghi titolari di tintorie e rifinizioni va tutto il nostro appoggio e la nostra solidarietà. Si trovano a operare in un contesto difficilissimo, oppressi da una molteplicità di problemi che vanno dai costi energetici a queste vicende legate alla gestione delle acque che, da componente il Consiglio di amministrazione di Gida, confermo essere tanto deleterie quanto irritanti. Concordo con Ivo Vignali: basterebbe buona volontà e, aggiungo, lungimiranza. Non si può continuare a penalizzare il distretto pratese, oltretutto – sconsideratamente e incredibilmente – su aspetti di tutela del sistema idrico per il quale è portato a esempio in tutto il mondo. Io personalmente ho rappresentato ai massimi vertici regionali i capitoli aperti riguardo agli scarichi e ad altre questioni che stanno penalizzando le imprese e Gida. In Regione Toscana urge su queste materie un ripensamento profondo che comporti azioni efficaci e celeri per risolvere i tanti problemi pendenti da troppo tempo.”

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d-l-f-h
d-l-f-h
11 mesi fa

Quindi ricapitoliamo, oltre ad essere la città più colpita a livello economico durante la pandemia, siamo anche quella a cui per ora sono destinati 0 euro dei fondi del pnrr, e che ha visto finanziare 0 progetti tra quelli proposti (colpa ovviamente anche nostra perchè se avessimo avuto uno straccio progetto esecutivo forse qualcosa si sarebbe anche mosso, un esempio su tutti la metrotramvia pecci-peretola, nonostante se ne parli dalla campagna elettorale del secondo mandato di Biffoni, dopo tre anni ancora non c’è nemmeno il progetto preliminare, complimenti), ci si mettono anche regione e publiacqua a remare contro!

Si legge inoltre che non sono stati fatti abbastanza investimenti sulla rete fognaria pratese negli ultimi anni (ma dai, chi l’avrebbe mai detto) come se fosse in qualche modo una giustificazione nei confronti di regione e publiacqua, e la cosa fa ancora più rabbia dato che sono proprio i suddetti, coloro che avrebbero dovuto investire per non ritrovarci a questo punto… In tutto ciò mi chiedo, ma i pratesi pagano forse meno in bolletta degli abitanti di altri territori? Domanda retorica ovviamente.

Tra l’altro non è forse presente tra i progetti del next generation prato, quello appunto sulla fognatura industriale di gida? Non sarebbe forse da rendere prioritario a questo punto, o dobbiamo continuare a sentir parlare in regione invece dell’Artemio Franchi ed altre amenità?

Per ora di chiacchere ne abbiamo sentite a non finire, ma intanto il 2021 è passato, il 2026 si avvicina pericolosamente e, nella Toscana tutta, eccezion fatta per Firenze, siamo ancora al punto di non riuscire neanche a portare a compimento le opere iniziate nel lustro precedente (esempi celebri pratesi Macrolotto zero, Bastione delle forche e palazzo Pacchiani, sottopasso soccorso, parco centrale, Riversibility, ma l’elenco sarebbe ben più lungo). Bravi bravi bravi