Ha lasciato la chiesa della Villa del Palco con destinazione Arezzo per essere esposta alla grande mostra su San Francesco nell’ottavo centenario della morte del santo di Assisi. E’ questo il percorso fatto dalla preziosa opera di Santi di Tito, intitolata “San Francesco che riceve le stimmate”, che rappresenta la Diocesi di Prato alla mostra “L’immagine di Francesco – Dal Medioevo al Novecento” che si tiene tra la Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea e la chiesa di Sant’Ignazio ad Arezzo.
Le circa 60 opere esposte sono creazioni dei grandi maestri dell’arte italiana quali Beato Angelico, Sandro Botticelli, Andrea Della Robbia, Giorgio Vasari, Pietro da Cortona, Guercino, Lorenzo Lippi, Libero Andreotti ed altri. L’evento espositivo a carattere iconografico sì è aperto il 2 ottobre scorso e resterà visitabile sino al 10 gennaio 2027.
Per poter far parte di questa esposizione l’opera di Santi di Tito è stata sottoposta a un importante intervento di recupero come spiega, in un video preparato alla vigilia dell’apertura della rassegna, la direttrice dei Musei diocesani, Veronica Bartoletti: “Nel 1597 Francesco Naldini, nobiluomo pratese, commissionò a Santi di Tito una tavola con le stimmate di San Francesco per la chiesa di San Francesco al Palco. L’opera ha subito un recente restauro in occasione del prestito per la grande mostra di Arezzo sul santo patrono d’Italia”.
I delicati passaggi dell’intervento sono stati spiegati, nello stesso video, dalla restauratrice Serena Cappelli che insieme alla collega Paola Mariotti si è occupata di dirigere i lavori: “La rimozione della tavola dal suo alloggiamento – spiega – è stata un’operazione piuttosto complicata perché le traverse erano state incastonate nella parete sul retro della tavola stessa; le traverse sono state ulteriormente fermate con dello stucco e del cemento e questo ha reso il tutto un po’ complicato. Abbiamo tolto la tavola dalla bolla anossica perché era stata vittima di un attacco di insetti xilofagi; le operazioni successive sono state quelle di consolidare le parti danneggiate e ricollocare gli stati pittorici nella loro posizione; dopo è stata fatta una pulitura superficiale della vernice, mantenendo la vernice originale, e una stesura finale di protettivo ad alta stabilità chimica”. L’opera è quindi stata riportata al suo massimo splendore ed è a pieno titolo uno dei capolavori della mostra aretina.








