A Prato, secondo i dati del Centro Studi delle Camere di Commercio Guglielmo Tagliacarne elaborati dall’Ufficio Studi di Confcommercio, nel 2023 risultavano sfitti 1.750 locali sui 11.459 considerati in provincia, pari al 15,3% del totale.
Un dato che si colloca al di sotto della proiezione nazionale, secondo cui entro il 2026 i negozi sfitti in Italia raggiungeranno quota 458mila, pari al 17% dell’offerta complessiva di locali commerciali. La fotografia restituisce una situazione che richiede attenzione, perché dietro ogni vetrina spenta possono esserci un’opportunità imprenditoriale mancata, uno spazio da recuperare e una possibilità di sviluppo per il territorio, ma il dinamismo del tessuto economico pratese è la leva su cui puntare, con il supporto politico e istituzionale necessario.
Prato, infatti, è caratterizzato da un tessuto commerciale che continua a mettersi in gioco. Dentro e fuori le mura ci sono negozianti che collaborano, promuovono iniziative e lavorano insieme per rendere le vie commerciali più attrattive: “I dati sui fondi sfitti ci ricordano che non possiamo abbassare la guardia, ma a Prato abbiamo anche esperienze positive da cui partire – sottolinea Confcommercio Pistoia e Prato –. Il centro è vivo grazie a tanti commercianti che non si limitano a tenere aperta la propria attività, ma si impegnano, collaborano e costruiscono occasioni per attrarre persone. Fare squadra è fondamentale: significa rafforzare la capacità del commercio di essere un elemento di richiamo per l’intera città. Questo dinamismo va sostenuto e messo nelle condizioni di crescere”.
“La vivacità del centro ovviamente non rende meno urgente affrontare il problema dei locali inutilizzati – aggiungono da Confcommercio –, ma può costituire una base su cui costruire nuove opportunità, favorendo il ritorno delle attività economiche negli spazi vuoti e rafforzando l’attrattività delle strade commerciali”.
La strada maestra da intraprendere passa dal lavoro condiviso con le amministrazioni locali e da politiche capaci di sostenere chi vuole avviare una nuova impresa. La riattivazione dei fondi sfitti richiede di mettere in relazione le esigenze dei commercianti, le caratteristiche dei singoli quartieri e le opportunità di rigenerazione urbana: “Non basta chiedere ai commercianti di fare la propria parte: occorre creare le condizioni perché aprire un negozio sia una prospettiva sostenibile. Servono progetti territoriali e strumenti concreti per favorire il riutilizzo dei locali e accompagnare nuove iniziative imprenditoriali. In questo percorso è importante anche il sostegno del Governo e delle istituzioni, affinché le amministrazioni possano contare sulle risorse necessarie per valorizzare le economie locali”.







