“Nasce una vita” ha festeggiato oggi i suoi primi 10 anni di attività. Dal 2016 grazie a questo progetto – ideato dell’Oratorio di Sant’Anna e sostenuto da Diocesi, Comune di Prato, Asl Toscana Centro, Movimento per la Vita, Centro di Aiuto alla Vita e Fondazione Ami – ogni volta che c’è un nuovo nato all’ospedale Santo Stefano sulla facciata della chiesa di Sant’Anna si accende una luce bianca in corrispondenza del pannello rosa (per le femmine) o del pannello azzurro (per i maschi). In dieci anni a Prato sono nati circa 12300 bambini.
Da quest’anno in ospedale, per comunicare la nascita, viene fornito ai genitori un codice QR da inquadrare e subito arriva il messaggio a Sant’Anna dove viene accesa per 20 minuti la luce corrispondente al sesso del neonato.
Oggi il coordinatore dell’iniziativa e responsabile del polo educativo di Sant’Anna, Corrado Caiano, è stato affiancato dal vescovo di Prato, monsignor Giovanni Nerbini, dal sindaco Matteo Biffoni, dal direttore sanitario dell’ospedale Santo Stefano, Maria Teresa Machi, dalla presidente del Movimento per la Vita, Lucrezia Mastropasqua, dalla presidente del Centro di Aiuto alla Vita, Giovanna Becherucci, e altri rappresentanti delle associazioni partner per un incontro sulla bontà del progetto e una foto celebrativa sotto le luci della chiesa di Sant’Anna.
“Questo anniversario è un momento importante – ha sottolineato Corrado Caiano – sia perché dopo 10 anni diamo nuova forza alla progettualità adattandola alle nuove tecnologie, ma soprattutto per fare una riflessione legata al discorso della natalità. Leggendo i dati nell’arco di 10 anni c’è stata una riduzione del 35% delle nascite nella nostra città da residenti ed è un fatto che ci deve interrogare, a tutti i livelli. Più analisti sottolineano come le nascite creino ricchezza e invece la denatalità va a toccare le povertà: la seconda causa di povertà più grande in Italia è il numero dei figli. Per questo, oltre che a rilanciare il progetto e ringraziare tutti gli operatori sanitari che vi collaborano, volevamo ricordare l’importanza del discorso legato alle nascite nella nostra città e nella nostra nazione”.
Il vescovo Giovanni Nerbini ha poi evidenziato come il rilancio del progetto di “Nasce una vita” sia doppiamente prezioso: “da una parte – ha detto – l’accoglienza della vita è uno dei cardini dell’esperienza cristiana, infatti il dono per eccellenza che Dio fa è proprio accendere vite nuove. E poi c’è un secondo dato importante che è quello di tipo culturale: siamo in una società in cui domina l’individualismo, dove l’io ha la prevalenza su tutto il resto, e viviamo in una cultura che ha ristretto sempre di più la generosità dell’accoglienza riducendo il numero delle nascite. Questi due elementi messi insieme giustificano ampiamente il rinnovamento del progetto e il rilancio del suo scopo originario”.
“Festeggiare un bambino o una bambina che nasce è una bella cosa – ha rimarcato il sindaco Matteo Biffoni -. Alla fine dei tanti dati che vengono dall’ospedale questo è quello più piacevole. E poi grazie a questo progetto c’è un messaggio: quando nasce un bambino è un momento unico e credo che celebrarlo e riconoscere che è un giorno di festa credo sia un’idea fatta bene. Io c’ero all’inaugurazione 10 anni fa, mi piace sottolineare come questo progetto abbia proseguito il suo percorso e speriamo che questa luce si accenda tante volte”.
Lucrezia Mastropasqua ha guardato al progetto con l’occhio di una madre: “Nella narrazione di come cambia la vita di una mamma quando ha un figlio a volte sembra che questa cosa tolga invece di dare. ‘Nasce una vita’ da una parte è un segno di speranza, ma anche un modo di dire che noi ci siamo; tutti insieme ci teniamo per mano e andiamo nella stessa direzione che è quella del sostegno alla vita, qui l’io diventa noi”.
“Spero che le persone che passano davanti alla chiesa di Sant’Anna e vedono la luce – ha infine auspicato Maria Teresa Machi – possano riflettere che è arrivata una nuova vita e si possano chiedere cosa possono fare per migliorare le cose in questa società per renderla migliore per le generazioni future. Dovrebbe essere un messaggio di riflessione e non solo di condivisione della gioia per i nuovi nati”.







