Da fragilità a risorsa, il progetto Lis torna nelle scuole montemurlesi

L’insegnamento della Lis, la lingua italiana dei segni, a Montemurlo compie sette anni e continua a portare in classe integrazione e una lingua universale capace di superare le barriere linguistiche, rendendo una fragilità una risorsa per tutta la classe. Il progetto, avviato nell’anno scolastico 2020/2021, come risposta educativa e inclusiva alla presenza di due alunni sordi, si è nel tempo consolidato fino a diventare un’esperienza strutturata, riconosciuta per il suo elevato valore pedagogico e sociale. Attivato alla scuola dell’infanzia, il progetto Lis seguirà i due bambini anche nel loro percorso verso la scuola secondaria inferiore, fino alla quinta primaria. Il progetto è interamente finanziato dal Comune di Montemurlo con risorse proprie e anche ieri il sindaco Simone Calamai, insieme all’assessore all’istruzione, Antonella Baiano, ha voluto salutare i bambini della 4C della scuola primaria Manzi che riprendevano le lezioni di Lis.

«Il progetto Lis nelle nostre scuole, attivo ormai da sette anni, continua a rappresentare un’esperienza straordinaria di inclusione e crescita per tutta la comunità scolastica.- racconta l’assessore alla pubblica istruzione, Antonella Baiano – Nato per rispondere alle esigenze specifiche di due bambini, si è trasformato in una vera e propria ricchezza per intere classi, sia alla scuola primaria Anna Frank di Oste che alla primaria di Manzi di Montemurlo. In un contesto multiculturale, la lingua dei segni è diventata uno strumento di comunicazione universale e condiviso tra alunni di ogni nazionalità, arricchendo il percorso di apprendimento di tutti i bambini. Visto il grande successo e la partecipazione registrata, l’obiettivo è portare avanti questo percorso fino al quinto anno della primaria, continuando a investire in un’educazione che abbatte le barriere e unisce».

Il progetto Lis favorisce, non solo la piena partecipazione degli alunni sordi alla vita scolastica, ma si configura come una risorsa educativa trasversale, capace di arricchire il percorso formativo di tutti gli studenti, in particolare in contesti multiculturali e multilinguistici. L’insegnamento della Lis, infatti, contribuisce in maniera significativa allo sviluppo delle competenze linguistiche, stimolando allo stesso tempo l’attenzione, la memoria visiva e le capacità di comunicazione non verbale. Competenze, queste, fondamentali per il pieno sviluppo cognitivo, comunicativo e relazionale dei bambini, in linea con le più attuali pratiche di didattica inclusiva.

«Siamo sempre particolarmente attenti a intercettare i bisogni di ogni singolo alunno. La preziosa collaborazione con le istituzioni ci permette di offrire percorsi concreti e inclusivi, capaci di farsi carico delle fragilità dei bambini – dice Elena Ciabatti, vice preside del comprensivo Margherita Hack di Montemurlo -. Questo progetto è cresciuto, anno dopo anno, fino a coinvolgere intere classi e a formare i docenti stessi della nostra scuola, che hanno richiesto specifiche competenze sulla Lis. Questa modalità di comunicazione non verbale rappresenta ormai un supporto fondamentale e un’enorme risorsa nei nostri contesti scolastici e multilinguistici. I corsi di aggiornamento attivati per gli insegnanti della scuola dell’infanzia e primaria testimoniano la grande partecipazione e l’efficacia di un percorso che continua a fare la differenza per tutta la nostra comunità educante».

Irma Monetti è l’ interprete della cooperativa L’Elfo, che, grazie alla collaborazione con il Comune, porta in classe la Lis lingua dei segni italiana. Ieri Irma era nella 4C alla scuola primaria Manzi, dove la Lis è diventato uno strumento trasversale per l’intera classe:« Ai bambini vengono date le basi della lingua dei segni italiana, come la dattilologia, l’alfabeto manuale, e piano piano si cerca di affiancare, proprio con la lingua dei segni italiana, tutto il percorso che è previsto dalla scuola- spiega Irma Monetti- La Lis è una lingua visiva, gestuale, quindi per alcuni bambini, non solo sordi, è veramente fondamentale per l’apprendimento anche di concetti che sono molto spesso astratti e quindi più difficili da memorizzare e da ricordare».

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